Volevo solo costruire
- Elena Rajteri

- 7 lug
- Tempo di lettura: 3 min
Ho iniziato il corso per insegnanti di yoga nel momento più felice della mia vita. Non mi sentivo vuota, non volevo cambiare lavoro, non avevo subito grossi traumi di recente: volevo solo costruire. Vengo da un background in cui vige la regola del “se hai, dai”, e io mi ero resa conto di essere ricchissima. Ricca di persone che mi
volevano bene e mi sostenevano, ricca di sogni e di speranze, ricca di un corpo che
mi permette di fare tantissimo e, soprattutto, ricca di pratica personale.
Ho praticato tanto negli ultimi 5-6 anni e, nonostante la discontinuità che a volte mi
contraddistingue, ho sempre trovato il modo di mettermi sul tappetino: la mattina
presto e la sera tardi, controvoglia, stanchissima, nei momenti di grande felicità e in
quelli di profonda tristezza, quando il mio corpo era pieno di energie ma anche
quando provavo dolore, quando sentivo che era la cosa giusta e quando non ne
avevo la minima voglia. Ho sempre osservato, senza giudizio (con quello ho smesso
già da un po’). Non è mai stato fondamentale per me riuscire a eseguire gli asana più complicati – o meglio, lo è stato, ma solo per divertirmi –, è stato molto più importante osservare come mi sentivo praticando. A volte mi faceva stare meglio, altre mi rendeva irrequieta; a volte mi infondeva un immenso coraggio, forza e sicurezza, dandomi pace e rilassandomi, mentre altre volte mi faceva arrabbiare. Ogni volta che concludevo la pratica – in studio, da sola a casa oppure online – mi rendevo conto di essere su un percorso.
Questo mi ha portata a voler indagare di più, provando a scoprire perché e come lo yoga stesse lavorando su di me, come potessi approfondire la mia pratica e come, eventualmente, condividerla con gli altri.
Ho iniziato così il teacher training: un viaggio intenso ed entusiasmante. Il confronto con gli altri è il luogo in cui cresco, e ogni weekend per me è stato un arricchimento culturale, emotivo, sociale e personale. L’incontro con i professionisti e le professioniste è stato illuminante, interessantissimo e, spesso, anche sfidante. È stato però il confronto con le mie compagne di corso a stimolarmi maggiormente. Vedere come persone con background ed età differenti reagissero alle pratiche proposte, mi ha messa subito di fronte alla varietà di caratteri che potremmo trovare sul tappetino e all’importanza di creare uno spazio inclusivo, privo di giudizio, aperto e accogliente.
In questi mesi sono uscita con gioia dalla mia comfort zone attraverso le condivisioni, la meditazione, le pratiche di contatto e quelle emotivamente più
sfidanti. Ho scoperto come ogni pratica possa arricchire il mio percorso personale e come ogni tipologia di lavoro possa servirmi in momenti diversi. Ho compreso
l’importanza di possedere gli strumenti giusti per approfondire l’esplorazione e
renderla completa. Ho sperimentato su me stessa quanto sia vero che ognuna è l’unica vera maestra di sé, e che il compito di un’insegnante è quello di fornire i mezzi per l’indagine e la pratica. La volontà, l’atteggiamento e l’intenzione saranno sempre i motori che guideranno il percorso di ognuna. Sono felice di essermi messa in gioco e di aver incontrato persone capaci di aiutarmi a muovermi nel mondo dello yoga e della pratica.
Giunta alla fine di questo percorso, sicuramente non ricordo tutte le tecniche o i nomi in sanscrito, né ho imparato tutta la teoria – per quella dovrò studiare ancora molto –, ma ho compreso l’importanza che lo yoga riveste come strumento nella mia vita e,nel mio piccolo e con grande umiltà, desidero poterlo condividere.
Elena Rajteri




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